giovedì 16 novembre 2017

L’Onu striglia l’Italia su Libia, 41 bis e tortura

L’Onu striglia l’Italia su Libia, 41 bis e tortura
DURISSIMA PRESA DI POSIZIONE DELL’ALTO COMMISSARIO PER I DIRITTI UMANI
La politica dell’Unione europea di assistere la guardia costiera libica per intercettare nel Mediterraneo e riportare indietro i migranti «è disumana». L’accusa arriva, con un comunicato diffuso a Ginevra al termine della sessantaduesima sessione del Comitato Onu contro la tortura, dall’Alto commissario delle Nazioni unite per i diritti umani, Zeid Ra’ad Al Hussein. Si esprime sgomento per l’aumento del numero di migranti trattenuti in condizioni orribili nei centri di detenzione in Libia. Ma le critiche del Comitato Onu non si fermano solo a questo. L’Italia viene messa sotto accusa anche per la recente legge sul reato di tortura e si sollevano dubbi sull’applicazione del regime duro del 41 bis.

MATHIEU WILLCOCKS/ WORLD PRESS PHOTO


LA DENUNCIA DEL COMITATO DELL’ONU CONTRO LA TORTURA ( CAT)
Migranti, Ue e Italia «Li hanno consegnati agli aguzzini libici»
Deportazioni collettive verso Paesi che praticano la tortura e violano i diritti umani, l’uso eccessivo della forza e gli abusi di polizia contro i migranti, così come le espulsioni che non vengono precedute da verifiche attente sul rischio di tortura nei paesi di provenienza o gli esseri umani venduti all’asta. Queste sono le critiche durissime nei confronti dell’Europa, in particolare all’Italia, formulate dal comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ( CAT), durante la sessan- taduesima sessione del Comitato stesso organizzato a Ginevra. Il comitato dell’Onu mette sull’indice anche il memorandum italiano - non avvallato dal parlamento - con il Sudan e le conseguenti espulsioni collettive di 48 sudanesi del Darfur. Vale la pena ricordare di cosa si tratta. Il 18 agosto 2016, un cittadino sudanese proveniente dal Darfur e situato in un centro della Croce Rossa di Ventimiglia viene arrestato e sottoposto ad una procedura di identificazione forzata da parte della polizia italiana.
Durante lo svolgimento di tale procedura, egli non è informato della possibilità di poter richiedere protezione internazionale, pur avendo affermato con forza il suo desiderio di non essere rispedito in Sudan, da dove era fuggito a causa di persecuzioni e gravi violazioni dei diritti umani. Successivamente, il 24 agosto 2016 l’uomo viene trasportato a Torino insieme ad altre decine di cittadini sudanesi. A partire da tale città essi sono stati forzatamente rimpatriati in Sudan. Come è stato successivamente spiegato dalle autorità italiane, i rimpatri erano stati condotti sulla base del Memorandum d’Intesa tra Italia e Sudan, firmato da Franco Gabrielli ( il capo della polizia italiana e direttore generale del dipartimento di pubblica sicurezza) e Hashim Osman el Hussein ( il direttore generale della polizia sudanese) a Roma il 3 agosto 2016.
Ed è qui che il comunicato dell’Onu punta l’indice: in Italiaqualsiasi misura legislativa volta a regolare la disciplina della gestione dei flussi migratori e del rimpatrio dei cittadini sudanesi deve seguire la procedura prevista dagli articoli 80 e 87 della Costituzione, inerenti la ratifica di trattati internazionali. La decisione relativa alla ratifica e attuazione del memorandum avrebbe dovuto essere stata sottoposta a un controllo parlamentare, invece è stato bypassato.
In realtà, la vicenda incriminata delle espulsioni non ha rappresentato un caso isolato, ma ha riguardato la tendenza dell’Europa – stigmatizzata dal Comitato dell’Onu - circa il regolamento dei flussi migratori: l’affermazione di accordi bilaterali verso alcuni Paesi dove avvengono sistematiche torture per facilitare i rimpatri dei cittadini extracomunitari senza formalità. Durissima critica arriva poi sugli accordi con la Libia.
«Il patto con Tripoli è disumano e la sofferenza dei migranti detenuti nei campi in Libia è un oltraggio alla coscienza dell’umanità, ovvero si tollerano le torture pur di gestire il fenomeno migratorio ed evitare gli sbarchi», tuona l’alto commissario Onu per i diritti umani Zeid Raad Al Hussein durante la riunione del comitato delle Nazioni Unite.
Il Comitato, infatti, definisce esplicitamente le milizie libiche come gruppi irregolari finanziati per detenere migranti, i quali subiscono violenze e torture, e afferma che gli accordi in questione hanno istituzionalizzato una politica di sequestri e riscatti.
Un passaggio specifico è stato dedicato anche all’abolizione dell’appello nelle richieste di asilo politico, provvedimento contenuto nel decreto Minniti-Orlando sull’immigrazione, che indebolisce la protezione giudiziaria dei rifugiati.

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Umanità Nova, 23 settembre 2018